Gruppi sanguigni: perché conoscerli e perché donare
Ogni anno, il 14 giugno, si celebra la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. Non è una data scelta a caso: è il giorno di nascita di Karl Landsteiner, lo scienziato che agli inizi del Novecento scoprì i gruppi sanguigni e rese possibili le trasfusioni come le conosciamo oggi. Il tema dell'edizione 2026, promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, è "One Drop of Humanity. Give Blood. Save Lives.", e quest'anno è proprio l'Italia, attraverso il Centro Nazionale Sangue, a ospitare le celebrazioni globali.
È l'occasione giusta per fare un po' di chiarezza su un argomento di cui si parla spesso ma che pochi conoscono davvero: i gruppi sanguigni. Capirli aiuta a comprendere perché la donazione è così importante e perché c'è bisogno di donatori di ogni tipo.
Perché esistono i gruppi sanguigni
Il sangue non è uguale per tutti. Sulla superficie dei globuli rossi possono essere presenti, o assenti, alcune molecole chiamate antigeni. La loro combinazione determina il gruppo sanguigno secondo il sistema AB0:
- Gruppo A: antigene A sui globuli rossi
- Gruppo B: antigene B
- Gruppo AB: entrambi gli antigeni
- Gruppo 0: nessuno dei due
A questo si aggiunge il fattore Rh, un altro antigene che può essere presente (Rh positivo) o assente (Rh negativo). Combinando i due sistemi otteniamo gli otto gruppi più comuni: 0+, 0-, A+, A-, B+, B-, AB+, AB-.
In Italia i gruppi più diffusi sono lo 0 e l'A, mentre l'AB è il più raro; il fattore Rh negativo è molto meno frequente di quello positivo. (Verificare le percentuali aggiornate su fonte ufficiale, es. Centro Nazionale Sangue o AVIS, prima della pubblicazione.)
Chi può donare a chi: compatibilità e trasfusioni
Quando si trasfondono globuli rossi, gruppo del donatore e del ricevente devono essere compatibili, altrimenti il sistema immunitario reagisce contro il sangue ricevuto. Da qui due figure particolari:
- Donatore universale: 0 negativo. Non avendo antigeni A, B né fattore Rh sui globuli rossi, può essere trasfuso a chiunque in caso di emergenza. Per questo è il gruppo più prezioso nelle situazioni critiche.
- Ricevente universale: AB positivo. Avendo già tutti gli antigeni, può ricevere globuli rossi da qualsiasi gruppo.
Una curiosità tecnica: per il plasma vale la regola opposta. Il donatore universale di plasma è l'AB, mentre lo 0 è il ricevente universale. Questo perché nel plasma contano gli anticorpi, non gli antigeni.
Perché servono donatori di tutti i gruppi
Verrebbe da pensare che servano soprattutto donatori 0 negativo. In realtà gli ospedali hanno bisogno di scorte di ogni gruppo. La maggior parte delle trasfusioni programmate usa sangue dello stesso gruppo del paziente, e per i gruppi rari trovare sangue compatibile può essere complicato proprio perché i donatori sono pochi. Ecco perché ogni donazione conta, qualunque sia il gruppo: la sicurezza del sistema dipende dalla varietà e dalla regolarità dei donatori.
Il percorso del dono: cosa succede al sangue che doni
Quasi mai il sangue donato viene usato "così com'è". Oggi il sangue intero serve soprattutto a produrre i cosiddetti emocomponenti: da un'unica donazione, in laboratorio, si ricavano tre unità separate, ovvero globuli rossi, plasma e piastrine. Ognuna viene poi destinata a un paziente diverso in base alla sua patologia. È il motivo per cui una sola donazione può aiutare più di una persona.
Prima di poter essere utilizzato, ogni emocomponente supera la cosiddetta qualifica biologica: una serie di esami di laboratorio che escludono la presenza di epatite B e C, HIV e sifilide. Solo dopo questi controlli il sangue è pronto per la trasfusione.
C'è un altro motivo per cui serve donare con costanza, e non solo nelle emergenze: le scorte hanno una scadenza. I globuli rossi si conservano fino a 42 giorni, le piastrine appena 5 giorni, mentre il plasma, opportunamente congelato, può durare fino a 24 mesi. Senza un flusso regolare di donazioni, le riserve si esauriscono in fretta.
Il plasma, in particolare, ha un secondo destino che riguarda da vicino il mondo della farmacia: è la materia prima dei farmaci plasmaderivati, medicinali salvavita come l'albumina, le immunoglobuline e i fattori della coagulazione, distribuiti negli ospedali e impiegati nella cura di numerose malattie, anche rare. Donare, quindi, significa anche contribuire a produrre farmaci che oggi non si possono ottenere in nessun altro modo.
Per chi dona: il recupero dopo la donazione
Donare il sangue è un gesto sicuro, eseguito in centri qualificati e preceduto da controlli. Ma è utile sapere cosa succede al corpo dopo, per recuperare al meglio.
Con una donazione di sangue intero si perdono circa 200-250 mg di ferro. Non tutto il sangue, però, si rigenera con gli stessi tempi: il plasma e le piastrine si ripristinano nel giro di poche ore, mentre il recupero completo dei globuli rossi richiede fino a 90 giorni, a patto che le scorte di ferro siano adeguate. È proprio questo il motivo per cui in Italia tra due donazioni di sangue intero deve passare un intervallo minimo di 90 giorni (180 giorni per le donne in età fertile, che possono donare al massimo due volte l'anno).
Le riserve di ferro sono l'elemento che si reintegra più lentamente, anche diversi mesi nelle donne giovani o in chi assume poco ferro con la dieta. Per questo, prima di ogni donazione, viene misurata l'emoglobina (servono valori superiori a 13,5 g/dl negli uomini e 12,5 g/dl nelle donne) e periodicamente la ferritina, l'esame che fotografa le riserve di ferro dell'organismo.
Per sostenere l'organismo, soprattutto nei donatori periodici, contano alcuni nutrienti:
- Ferro: una dieta ricca di ferro (carne, legumi, verdure a foglia verde) è la base per ricostituire le riserve.
- Vitamina C: favorisce l'assorbimento del ferro di origine vegetale. Abbinare una fonte di vitamina C ai pasti aiuta.
- Acido folico e vitamina B12: partecipano alla produzione di nuovi globuli rossi.
- Idratazione: nelle ore prima e dopo la donazione, bere acqua aiuta a ripristinare il volume e a sentirsi meglio.
Un consiglio importante. Gli integratori di ferro non vanno assunti "a scopo preventivo" senza una verifica: un eccesso di ferro può essere dannoso quanto una carenza. Prima di integrare è bene controllare i valori di ferritina ed emoglobina con un semplice esame del sangue. In farmacia possiamo aiutarti a leggere i risultati e a scegliere, se serve, il prodotto più adatto al tuo caso.
Qualora alla persona che dona venisse consigliato di assumere un integratore per ripristinare i valori di ferro, vitamina c, acido folico o vitamina B12 ti invitiamo a scoprire la sezione dedicata su Farmacie Vigorito.
Un gesto che mette tutti in relazione
Capire i gruppi sanguigni ci ricorda una cosa semplice: il sangue di ciascuno può salvare la vita di qualcun altro. Il 14 giugno è l'occasione per ringraziare chi dona e, perché no, per decidere di farlo. Se sei già donatore, prenderti cura di te dopo la donazione è il modo migliore per continuare a farlo a lungo.