Da giugno ad agosto tra attività all'aperto e abiti più leggeri la pelle si trova più scoperta e a rischio ferite. Gambe, braccia, spalle, caviglie e piedi restano esposti per settimane, mentre le attività si spostano fuori casa, mare, scogli, sentieri, bicicletta, giardino, sport, barbecue. Il risultato è prevedibile: tagli, abrasioni, scottature e piccole ustioni diventano molto più frequenti, e con loro la necessità di sapere come si medica davvero una ferita.
Molte lesioni inoltre che si complicano perché la pelle lesa incontra sabbia, acqua di mare, cloro, sudore e caldo: condizioni che rallentano la riparazione e favoriscono le infezioni.
Perché in estate ci si ferisce di più
Non è solo questione di quantità di tempo trascorso fuori. Contano tre fattori che si sommano.
La superficie esposta. Con pantaloncini, canotte, costume e sandali la barriera di protezione più banale semplicemente non c'è. Una caduta in bicicletta d'inverno lascia un livido sotto i jeans; la stessa caduta in luglio produce un'abrasione ampia sulla coscia e sul ginocchio. Le infradito, in particolare, lasciano il piede scoperto proprio dove è più facile urtare, inciampare o essere tagliati da un vetro sulla spiaggia.
Il tipo di attività. Trekking, arrampicata sugli scogli, sport di squadra all'aperto, lavori in giardino e cucina all'aperto sono attività estive per definizione, e tutte comportano superfici ruvide, spigoli, attrezzi, piante e fonti di calore.
L'ambiente in cui la ferita guarisce. Una lesione che rimane umida per il sudore, entra in contatto con acqua non sterile e viene continuamente sfregata da una cinghia dello zaino o dal bordo di un sandalo ha molte più probabilità di infettarsi rispetto alla stessa lesione a novembre.
Le lesioni più comuni della stagione
- Tagli da scogli, conchiglie e vetri: spesso su piedi e mani, tipicamente contaminati da sabbia e acqua di mare.
- Abrasioni da caduta: asfalto, sterrato, campo da gioco: superficiali ma estese, con detriti nel fondo.
- Ustioni: dal barbecue, dalla piastra, da liquidi bollenti, ma anche eritemi solari intensi con formazione di bolle.
- Punture di insetto grattate: la lesione iniziale è minima, grattandola la trasforma in una porta d'ingresso per i batteri.
- Vesciche e sfregamenti: scarpe da trekking, sandali nuovi, ore di cammino.
- Contusioni ed ematomi: urti e cadute senza escoriazione della pelle.
Come si medica una ferita: la sequenza corretta
Prima si deterge, poi si disinfetta, solo alla fine si medica.
Detersione. Sciacquare la lesione con acqua corrente o soluzione fisiologica, con abbondanza e per qualche minuto, serve a rimuovere sabbia, terra e residui. Un disinfettante versato sopra un fondo sporco lavora male: la meccanica del lavaggio conta più del prodotto. Se restano detriti visibili e non superficiali, la rimozione va lasciata a un professionista.
Disinfezione. Solo su pelle pulita e su tutta l'area, bordi compresi. Le formulazioni più usate in farmacia sono a base di clorexidina, benzalconio cloruro (è il caso del Citrosil disinfettante) o iodopovidone. L'alcol puro sulle ferite aperte è da evitare: brucia molto e danneggia i tessuti che devono riparare.
Medicazione e copertura. Una ferita coperta e mantenuta in ambiente moderatamente umido tende a riparare in modo più ordinato rispetto a una lasciata a crosta secca all'aria. Le garze non aderenti e le medicazioni pronte servono esattamente a questo, e vanno cambiate quando si sporcano o si bagnano.
Controllo nei giorni successivi. Rossore che si allarga, gonfiore crescente, calore, dolore che aumenta invece di diminuire, secrezione: sono i segnali che la situazione va rivalutata da un medico.
Il mercurocromo si usa ancora?
È una delle richieste più frequenti al banco di una farmacia, ed è utile chiarirla. Il rosso a cui quasi tutti pensano è il mercurocromo ( merbromina al 2% ), non più commercializzato in Italia per il contenuto di mercurio. Il prodotto colorato che si trova oggi in farmacia è in genere l'eosina in soluzione acquosa al 2% (chiamato comunemente Neomercurocromo), che ha un'azione antisettica e asciugante ed è tradizionalmente usata su lesioni superficiali e umide. Va detto però che colora la pelle e maschera l'aspetto della lesione: proprio per questo, quando serve poter osservare l'evoluzione di una ferita, un disinfettante incolore è la scelta più pratica.
Sofargen a cosa serve: la sulfadiazina argentica
Sofargen è un medicinale a base di sulfadiazina argentica micronizzata all'1%, un antibatterico ad azione locale. Il foglio illustrativo lo indica per la profilassi e il trattamento antibatterico locale delle infezioni nelle ustioni di secondo e terzo grado, e per il trattamento locale di ulcere, piaghe e in generale di lesioni cutanee infette o a rischio di sovrainfezione. È classificato come medicinale SOP, cioè acquistabile senza ricetta ma non in libera vendita: il consiglio del farmacista fa parte del percorso.
Nella pratica estiva questo lo colloca in una fascia precisa: non è il prodotto del graffio banale, ma quello delle lesioni più profonde, estese o già infette, la pomata per ferite infette che si cerca quando la medicazione semplice non è più sufficiente. La crema si applica in strato uniforme di 2-3 mm, direttamente sulla lesione o su una garza sterile, una o due volte al giorno, detergendo la parte a ogni cambio di medicazione.
Sofargen crema o Sofargen spray?
La differenza è pratica più che sostanziale. La crema si presta alle superfici che vanno coperte con garza e alle lesioni su cui serve uno strato consistente. Il Sofargen spray in polvere è più maneggevole sulle zone difficili da raggiungere o dolenti al contatto, dove appoggiare le dita o una garza risulta fastidioso. Nell'uso estivo lo spray è spesso preferito per pieghe, caviglie e aree irregolari.
Come tutti i sulfamidici, la sulfadiazina argentica non va usata in caso di allergia nota a questa classe di farmaci, e il suo impiego in gravidanza e allattamento va valutato dal medico.





